il segreto del terzo uomo sulla Luna – Repubblica.it

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Per noi sarà per sempre il figlio della Lupa che sfiorò la luna. C’è anche una targa al numero 16 di via Trastevere a Roma che lo ricorda: “In questa casa nacque il 31 ottobre 1930 – recita l’iscrizione sul marmo – Michael Collins, intrepido astronauta della Missione Apollo 11, primo uomo sulla Luna. Roma fiera di questo suo figlio posa a ricordo perenne”. In realtà Collins, uno dei tre astronauti della celebre missione, sulla Luna non ci mise mai piede, motivo per cui per tutta la vita questo eccezionale astronauta è rimasto decisamente nell’ombra rispetto alla fama dei colleghi Neil Armstong e Buzz Aldrin che eseguirono la camminata lunare. Eppure il suo ruolo fu determinate per la riuscita dell’operazione e il ritorno a casa. 

Collins, che oggi ha 89 anni, nacque nella capitale italiana dato che il padre allora era di stanza come Generale Maggiore dell’esercito presso l’ambasciata statunitense. Dopo un breve periodo romano tornò in America, dove continuò a spostarsi insieme alla famiglia (aveva un fratello maggiore e due sorelle) passando dall’Oklahoma a New York, fino a Porto Rico, Texas e Virginia. 

 

Proprio in un volo a Porto Rico rimase stregato dall’amore per gli aeroplani. Dopo la Seconda guerra mondiale si trasferì a Washington dove si laureò nel 1948 e seguendo le orme del padre iniziò un percorso con le forze armate unendosi all’Aeronautica degli Stati Uniti. Pilota di combattimento, durante la sua scalata per diventare ufficiale conobbe la moglie Patricia Mary Finnegan, con cui ebbe tre figli: Kate (poi nota attrice), Ann e Michael.

Accumulò quasi 5mila ore di volo e la sua carriera da astronauta non fu subito felicissima: ‘scartato’ come pilota Air Force, riuscì però a entrare in una seconda selezione nel terzo gruppo dei prescelti, specializzandosi poi in attività Eva (extra veicolari). Collins partecipò alle missioni Gemini 7 e Gemini 10, passeggiando nello spazio). Era considerato un pilota appassionato, un buon pescatore e un uomo dotato di creatività (ideò lui il logo “Eagle”) e sensibilità. A lui fu affidato per esempio anche il delicato compito di incontrare le mogli e le famiglie di alcuni astronauti deceduti in missione.

 

Nel 1968, a causa di un’ernia al disco che gli impedì di pilotare l’Apollo 8, la sua carriera spaziale sembrava essere messa in dubbio: invece, dopo mesi di addestramento e una graduale ripresa, in qualità di esperto gli fu assegnato il compito di pilota del Modulo di Comando e di Servizio (CSM) dell’Apollo 11. La sua missione era rimanere in orbita intorno alla Luna mentre Armstrong e Aldrin avrebbero effettuato la famosa camminata. Per paradosso pur non mettendo piede sulla Luna, in quella orbita rimasta storica Collins fu l’essere umano più lontano dalla Terra e anche il più isolato a livello di comunicazioni.

 

Eppure nei lunghi minuti di attesa dei compagni, come si legge nel libro scritto una volta tornato (Carrying the Fire), Collins confessò in realtà di non essersi mai sentito solo. Anzi, era pieno di “consapevolezza, soddisfazione, fiducia, quasi gioia”. Ha sempre descritto l’allunaggio come una missione “pensata e fatta da tre uomini” e anche se non lasciò le sue orme sul suolo lunare, il suo ruolo è stato decisivo nell’impresa. Pochi anni fa, in una intervista a The Guardian, Collins ha raccontato di essere stato invece molto preoccupato per la sicurezza di Armstrong e Aldrin: allora fu messo in conto anche il fatto che potesse essere lui l’unico sopravvissuto, considerate le scarse probabilità di successo.

 

Tornato a Terra, dopo un incarico sotto la presidenza Nixon e un periodo da direttore del National Air and Space Museum, nel tempo raggiunse il grado di Generale maggiore prima di ritirarsi dall’esercito nel 1982. Oltre a essere stato sottosegretario dello Smithsonian Institution, ha poi avviato alcune iniziative private, fra cui una propria società di consulenza. Collins ha scritto numerosi libri, ricevuto un innumerevole quantità di medaglie e premi ed è stato inserito in diverse “Space Hall of Fame”. Oltre a varie apparizioni televisive e cinematografiche, a lui i Jethro Tull e diversi altri gruppi hanno dedicato versi e canzoni.

 

Famoso per il suo sangue freddo e la sua capacità di guidare il Modulo di Comando fino al punto favorevole al riaggancio col Modulo Lunare, oltre che primo uomo a vedere di persona la faccia nascosta della Luna, a chi gli chiedeva se avesse mai sofferto di solitudine ha sempre risposto “ho volato da solo su aeroplani per diciassette anni, l’idea di essere da solo su un veicolo non mi allarma. Nel Columbia avevo una casa felice. Quella costruzione è come una cattedrale in miniatura”.



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