Internet delle cose, il futuro sarà interconnesso e automatizzato

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Marco Morello


Prendiamo il trattore, icona storica sbuffante dell’agricoltura tradizionale. Il primo passo è stato renderlo connesso, permettergli di raccogliere e conservare dati sulla sua attività quotidiana. Di interfacciarsi con i sensori piantati nei campi che, per esempio, indirizzano l’attività dei contadini verso le zone più fertili. In futuro magari si guiderà da solo e imparerà a sperimentare, come un agricoltore avveduto e coraggioso. Arerà dove ce n’è più bisogno (glielo diranno sempre i sensori di prima), ma poi valuterà i frutti delle sue fatiche e, se sono stati buoni, li ripeterà. Non solo: trasmetterà suggerimenti ad altri mezzi sparsi in tutto il mondo che operano su terreni simili. I quali riproporranno le buone pratiche scoperte dal suo collega su ruote.

Quella risorsa chiamata Ai

Sembra una visione fantascientifica e forse è un filo romanzata, ma questa è una delle tante potenzialità dell’analisi dei dati applicata all’internet delle cose. Un progetto più ampio che mira a sviluppare un motore d’intelligenza artificiale, un cervellone digitale pensante in grado di aumentare il potenziale di oggetti, macchinari e attrezzi connessi alla rete. Di farli agire senza l’intervento umano (sorveglianza e correzioni di tiro a parte), in maniera soddisfacente. Ci sta lavorando il Politecnico di Torino assieme a Tierra Spa, azienda piemontese con oltre 10 anni di storia e specializzata nello sviluppo di soluzioni avanzate per l’Iot. «È un progetto a lungo termine che richiederà del tempo, ma il traguardo è indubbiamente affascinante» racconta a Panorama.it Paolo Traso, il Ceo di Tierra Spa, società nata da una joint venture tra una multinazionale con base a Tokyo, la Topcon, e l’italiana Divitech.

Tierra-Paolo-Traso

Paolo Traso, CEO di Tierra SpA

– Credits:
Tierra SpA

Dalla telematica in avanti

«Il primo passo è stato portare telematica avanzata su gru, escavatori, tutti i macchinari storici del mondo dell’industria e dell’agricoltura» riassume Traso. Una predisposizione tecnologica, ecco. Poi, qualche anno fa, ci si è chiesto cosa farsene di tutti questi chip a bordo perché non suonassero come un esercizio di stile, uno slancio obbligato verso avanti. La risposta, suggestiva e centrata, è stata introdurre il controllo a distanza per ottimizzare i processi produttivi e risparmiare risorse anche in ottica green (c’è una macchina che è accesa e non sta lavorando, tanto vale spegnerla) oppure per alzare l’asticella della sicurezza: gli operai indossano caschi connessi o braccialetti con localizzatore Gps che inviano al sistema centrale la loro posizione in tempo reale. Se si trovano in aeree in cui non dovrebbero essere, pericolose, allora le gru e altri bestioni addetti al carico e allo scarico di merci si fermano.

La sicurezza come premessa

Ma anziché dettare loro di bloccarsi o spegnersi, si può fare di più? «È un passaggio di paradigma» ragiona Traso: «Da prevenire comportamenti non ottimali, si può arrivare a un livello in cui le macchine sappiano porre in essere comportamenti ottimali». La precondizione, intanto, è la totale affidabilità del sistema, la chiusura a qualsiasi intromissione molesta dall’esterno. Come abbiamo raccontato in questa inchiesta, fabbriche e dintorni sono tra le prossime vittime preferite dei pirati informatici. Tierra Spa ha ottenuto la certificazione ISO 27001, che garantisce il più alto livello nella gestione della sicurezza delle informazioni. Blindato il sistema, si è cominciato a ragionare su come fargli fare il salto di livello: «Il confine si chiama machine learning. La macchina che riscontra correlazioni in grado di far evolvere la macchina stessa. Che non solo si accorge delle anomalie, ma inietta nel sistema comportamenti virtuosi. Si tratta dell’ultimo passo per un’automazione spinta».

Tierra-prodotto

Una soluzione di Tierra SpA

– Credits:
Tierra SpA,

La ricetta dell’eccellenza

Tierra Spa, insomma, non minimizza la portata del suo obiettivo. È una società italiana, geografia relativa nello scacchiere internazionale, con ambizioni da colosso della Cina o della Silicon Valley. Il motivo è comprensibile: dietro le spalle ha una multinazionale giapponese, «che è sinonimo di affidabilità e qualità». L’elemento tricolore sta nel design che propone ai suoi clienti: «Siamo bravi» rileva il Ceo «a rendere fruibili le nostre applicazioni, a curare i dettagli. Un passaggio che non è per nulla scontato nella tecnologia. Dove capita di avere a che fare con soluzioni evolute, ma inutilizzabili». E il respiro globale dell’azienda piemontese si ritrova anche nel recente accordo per una partnership strategica con un altro colosso di Tokyo, la Sumitomo Corporation, per offrire soluzioni di telematica avanzata e agricoltura di precisione nel Sud-est asiatico. Il fulcro sarà l’Indonesia, che ha 250 milioni di abitanti e sta vivendo una fase di forte sviluppo economico.

Lavori in corso

In parallelo, si porta avanti il progetto con il Politecnico di Torino, con cui nell’aprile del 2018 è stato siglato un accordo della durata di 5 anni. La strada verso il motore di intelligenza artificiale non è necessariamente accidentata, ma di sicuro non si può improvvisare: «Abbiamo già avviato» racconta Traso «una serie di sperimentazioni con i nostri clienti per estrarre informazioni utili, potenti e di valore. Siamo al passo prima del machine learning, ne stiamo definendo i criteri». Prima che la macchina possa imparare ad imparare in autonomia, è necessario istruirla con gli strumenti didattici giusti: «Perché sia efficace all’atto pratico, necessità un’estrema competenza di dominio trasversale. Non solo ingegneria, ma agronomia, chimica».

Il tesoro dei dati

Tagliato il traguardo, sarà fondamentale mettere tutto in rete. Così le deduzioni fatte dalle macchine in un continente potranno essere applicate in un altro o viceversa. Tierra Spa non si è limitata a pensarci, ma sta tracciando i primi solchi: «Alcuni clienti» sottolinea Traso «stanno costruendo un ponte di informazioni tra le piantagioni del Sud-est asiatico e altre presenti in Sudamerica. Scambiarsi prassi operative ottimizzate diventerà importantissimo. Cruciale. Ecco, prevedo che in futuro prima che servizi, apparati e connettività, il bene primario oggetto di compravendita sarà il dato». Con il seme di risorse intangibili e preziosissime che contiene al suo interno.


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